LA CROCE DEL SUD

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Fate silenzio

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Dite alle foglie di arrestare la loro caduta,
Fermate le nuvole in cielo che la loro forma non debba cambiare.
Dite agli uccelli di tarparsi le ali, ai pesci di smettere i loro guizzi nei fiumi, agli animali di restare in letargo.
Chiedete alla luce del giorno di farsi da parte per permettere al buio di disegnare il silenzio.
Costringete le ombre dei vostri pensieri a tacere,
che il sorriso non possa raggiungervi.
Sprangate le porte del cuore e coprite i ricordi con pesanti mantelli,
spegnete le lampade, i fuochi, le torce,
chiudete il dolore nel buio profondo di un lago.
Lasciate che tutto rimanga come lo aveva lasciato…
Lui è stato una carezza nei suoi folti capelli, le parole che non ho sentito vibrare, il rumore dei suoi passi per strada.
Ora fate silenzio, vi imploro,
la sua luce sta volando lontano.

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Un bambino

E poi c’è un bambino.

Quello che hai conosciuto senza motivo, che ha attraversato la tua strada per sbaglio,  diresti tu.

Non dovevi essere lI, mentre lui passava. Dovevi essere altrove a curare il tuo giardino,  oppure a versare lacrime inutili.

Invece no. Lui si è parato davanti vestito con una camiciola a scacchi bianchi e blu. Mi ha perfino sorriso, malgrado gli fossi estranea.

È stato allora che ho fatto una cosa che  mai avrei dovuto fare: gli ho toccato i capelli.

Lui ha i capelli più soffici di qualsiasi altra cosa soffice esista al mondo. Una sensazione di morbido che mi è rimasta incollata alla mano, non viene via nemmeno col sapone.

Nulla lasciava intendere che stesse male. Non il suo volto,  non i suoi occhi e nemmeno le sue parole.

Loro si. Loro due avevano il dolore  appena appreso che gli colava dagli occhi. Ogni lacrima versata restava attaccata al volto solcandolo profondamente.

E io ero lì a provare a dare un significato sapendo che non lo avrei mai trovato.

Perché non ha senso dover morire a sei anni. E non ha altrettanto senso che chi ti ha messo al mondo debba soffrire così tanto. Non insegna niente, nè a lui ne a loro.

Il coraggio. Forse quello sei obbligato ad impararlo velocemente.  Perché non hai il tempo.  Non lo ha lui e non lo hanno sua madre e suo padre.

Lui è coraggioso perché non sa cosa significa morire e loro non sono alla sua altezza,  nell’essere così forti.

E io non so cosa ci facevo sulla loro strada.  Potevo essere altrove a prendermi cura di qualcosa di inutile.

Ma ho toccato i suoi capelli.  Erano morbidi … e mi sono rimasti nel cuore.

Forza Alessandro! PicsArt_1376227501457

Immaginando qualcosa

Oggi solo immagini… le parole si stanno esaurendo

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La giornata mondiale della poesia

Nella giornata mondiale della Poesia il mio ex Comune mi ha premiata scegliendo una mia poesia inserita in un video clip. Una collaborazione fra tre donne: una regista, una coreografa e una che si finge poetessa.

Il premio più bello è stato guardare le persone mentre giocavano a fare i bambini…
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Un’idea, delle parole, della musica

Una donna mi ha chiesto di partecipare ad un concorso.

Un’altra donna mi ha chiesto di scrivere qualcosa di inerente la violenza sulle donne.

Un’altra donna le ha messe in musica e gesti

Questo è il risultato.

Se lo vorrete votare (dovrete prima iscrivervi al sito) ve ne sarò grata!

per votare: http://www.recsando.it/forum/forum-clipsando-2015/735-video-11-social-street#3351

Io valgo meno di un granello di polvere

 

 

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Quanto vale una vita?

Come poter pesare i battiti del cuore o dare un valore morale ai tuoi sorrisi. Non ha prezzo restare affascinati dal nero dei tuoi capelli arruffati dal sudore e dalla polvere, dal sentire i tuoi piedi correre sui marciapiedi,dall’ ascoltare  il tuo respiro quando di notte ti lasci abbracciare dai sogni.

Carne da macello per uomini che dovrebbero morire al posto tuo, tanta è la violenza folle che li riveste. Ma non è così. Loro vivono e tu sei il corpo attorno al quale hanno legato una bomba.

Meglio questa fine. Molto meglio morire in un battito di ciglia che pensarti vittima di abusi, mutilazioni, torture. Meglio saperti esplosa assieme ai tuoi sogni che pensarti fra le mani assassine di un branco di cani. Meglio sapere che il tuo cuore si è fermato in una sistole eterna alla quale non farà mai seguito alcuna diastole. Un tac esploso a distanza e tu hai smesso di esistere.

Non è possibile dare un senso a questo. Quando ci provo sento solo un gran nodo alla gola, segno di un impotenza assoluta. Un cesto di rabbia, il mio,  legato ad un fagotto di vita. Mia figlia, la tua, la nostra, quella che ancora avrebbe dovuto nascere ma che ha già preso vita nei tuoi desideri di madre.

Lei, un piccolo granello di polvere, che torna alla luce. La sua. Quella che non ha mai potuto vedere.

 

il 23 di ogni anno… e poi?

Nulla cambia… tutto è cambiato da allora

 la memoria del 21 gennaio

Il profumo dei ricordi

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C’era il profumo di abete una volta in casa.

Aprivi la porta  e sapevi che era Natale.

C’erano le lucine e le ghirlande dorate,

l’ovatta del presepe e la neve che sapeva di dover scendere dal cielo a Dicembre.

C’erano i pattini sul ghiaccio, il cinema tutti assieme

e lo zucchero filato che si appiccicava alle dita.

C’erano le tue aspettative che prendevano il volo

assieme al francobollo della tua letterina.

Una tavola che sapeva di buono,

le canzoni cantate assieme, il campanello che suonava a mezzanotte.

E i nostri brividi di gioia nascosti fra i guanti di lana.

Io so che c’è ancora,

s’è solo nascosto dietro a quel ramo più alto.

Scenderà ancora una volta come un fiocco di neve,

volteggiando fra un sorriso, una lacrima

e un ricordo che sa di cannella.

Lo sto conservando perchè è un regalo prezioso.

E’ la memoria degli anni passati.

Sta volteggiando come un fiocco di neve, protagonista di una dolce storia d’amore,

che potrà rivivere ad ogni Natale,

 fino a che il ricordo si spegnerà silenzioso dentro di me.

Per ricordarmi dei pensieri passati

Ho sentito il cuore fermarsi,
si è fermato fra le labbra e una goccia di sangue.
Le mie gambe hanno smesso di correre,
mentre un fratello urlava il mio nome.
Non ricordo le parole dette,
ricordo solo il dolore.
Un intenso dolore che non aveva mai fine,
fra la tempia e il mio battito di ciglia.
Ho sentito la testa infrangersi contro un muro,
o forse era la mano di mio padre,
dura come mai lo era stata.
Ora ne ho solamente un vago ricordo.
Ho lasciato che un fiume rosso mi attraversasse la bocca,
soffocandomi le grida.
Urlavo amore e questa parola mi tornava indietro
appuntita come la lama di un pugnale.
O forse era un sasso, forse due, forse trenta
come i denari dei condannati a morte.
Ho solo il sapore del ferro incastrato fra fra i denti,
fra una parola e un grido.
E mentre la nebbia fredda ghiaccia gli ultimi battiti del mio cuore
ti ho sentito chiamarmi, mamma.
Eri dentro di me e mi hai teso la mano per accompagnarmi altrove.
Ora, nel silenzio del nostro riposo,
ti guardo e ti sussurro la mia dolce canzone d’amore.
A tutte le donne, a tutte le madri e a tutte le vittime innocenti
è rivolto il mio pianto.
L’ennesimo.
Joh

A volte non si puó perdonare

Sto provando a farmene una ragione. Sto provando con tutte le mie forze di trovare un lato positivo a quanto mi è accaduto, ma proprio non ce la faccio. Ogni volta che ci provo ritrovo il ghigno di due persone che piano piano, poco alla volta, mi hanno tolto pezzi di vita.
Se prima ciò accadeva per “riscossione di debiti morali e materiali”, ora però sono riusciti a rubarmi la sacralitá della memoria di mio padre.
Io proprio non ce la faccio a pensare e a convincermi che loro non ci abbiano pensato. Non ce la faccio a pensare che, mentre rovistavano nei suoi cassetti più intimi, non si accorgessero di pugnalarmi diritto nel cuore.
Serve poco dirmi che nessun oggetto merita il ricordo che porto dentro di me. Questo lo so benissimo. Nulla mi toglierá quello che lui ed io abbiamo vissuto e condiviso. Ma ci sono degli oggetti che hanno rappresentato una parte della sua vita in maniera profondamente intima. Non sono gioielli, automobili o case. Sono simboli. Gli stessi simboli che lui ed io abbiamo condiviso per qualche anno della nostra vita. Lui ha seguitato ad indossarli ancora per tanti anni, credendo nel loro significato, assieme a me.
Ora li ho persi nel peggiore dei modi. Sono stati regalati senza pensare a quanto fossero importanti per entrambi. Senza chiedermi nulla. Come se io non esistessi.
Questo mi fa più male. Ancora una volta… io non esisto. E il loro ghigno mi dilania le viscere.
Loro sapevano di togliermi un ricordo importante. Loro sapevano quanto io tenessi a quella parte di memoria. Loro hanno fatto finta di nulla…

Mentre vi vedo, ladroni, entrare nel Tempio indossando gli oggetti cari a mio padre abbiate memoria di quanto vi dico: potete credere di essere ricchi, potete credere di possedere qualche sorta di fascino che l’oro vi dona, potete far finta di essere mistici e grondare carisma…
ma siete meno di niente, meno del nulla che il vuoto circonda. Siete poveri dentro, riarsi, e meschini.

Per oggi vi odio. Qualcun altro potrà perdonarvi.

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